Stemmi di Settignano di Firenze negli appunti di Giovanni Battista Dei (1768)
Settignano, frazione di Firenze – come scrive Guido Carocci in I dintorni ... (1881) – “è un popoloso e grazioso villaggio sparso sulla pittoresca collina che s’inalza fra le vallicelle del Fossataccio e delle Grazie. Una tradizione molto dubbia, fa risalire l’origine ed il nome di Settignano all’imperatore Settimo Severo e nei secoli passati si giunse fino ad inalzare a questo preteso fondatore del villaggio una statua di pietra che ora senza testa e cadente, si trova in un canto della piazza pubblica.
Invece sembra che Settignano abbia un’origine più remota, perchè in varie epoche sono state colà trovate delle iscrizioni romane di un’epoca molto anteriore a quella in cui visse Settimo Severo. Sia quel che sia, la gloria maggiore di Settignano è quella d’essere stato sempre culla dell’arte scultoria, d’aver dato i natali ad un numero grandissimo di artisti valenti e di aver conservato attraverso ai secoli la pura tradizione dell’arte”.
Il Carocci quindi cita Desiderio da Settignano “scultore ed architetto insigne”, il fratello Geri, Michelangelo e la locale villa di famiglia, e l’arte “tradizionale ed ereditaria allora nelle famiglie Cioli, Ciottoli, Del Caprina, Danti, Lorenzi, come lo è ai nostri giorni negli Scheggi, nei Giovannozzi, nei Morelli , negli Andreini ed in tante altre ...”.
In quanto alla antichissima chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, a tre navate, fu di patronato di quattro famiglie fiorentine – gli Alessandri, gli Alamanni (poi Niccolini), i Giugni e i Falconieri –, e anch’essa ha le sue opere d’arte, pitture e sculture.
Rendono infine celebre il luogo la piazza con il monumento a Niccolò Tommaseo († 1874) e le ville, che ai tempi del Carocci, avevano nome di Gamberaia, Verone (Del Turco), Bourbon del Monte, Buonarroti, Fancelli, Feliceto “oggi de’ frati Olivetani”, e l’oratorio del Vannella con La Presentazione di Maria di fra Filippo Lippi.
Aggiungiamo alle sopra ricordate notizie un piccolo inedito su degli stemmi quasi tutti scomparsi scritto da Giovanni Battista Dei (1702-1789) in un quaderno conservato alla Biblioteca Nazionale di Firenze.
Si premette però quanto riportammo in Il realismo di Giovanni Battista Dei. Santa Maria di Rosano (Rignano), cioè l’amara e pratica considerazione riguardo alla sua fonte:
«Ricordo come ritrovandomi io Giovanni Battista Dei l’anno 176 ... [sic] nella Villa de Poggio fuori della Porta alla Croce [Piazza Beccaria] dell’illustrissimo signor Ruberto Gherardi, il detto signore aveva avuto in presto dal signor Leonardo Buonarroti un libro di spogli fatti dal signor senator Filippo suo padre [† 1733], e da altri suoi antenati: onde io ebbi comodo di ricopiare da detto libro queste poche memorie, le quali oggi nel 1768 non potrei rintracciare altrimenti perché il detto signor Buonarroti ha vendute tutte le dette scritture de’ suoi antenati, le quali per l’antichità erano cose erudite e molto stimabili, e Dio sa dove son capitate, e anco spezzatamente divise e separate.
Ecco che gli studi degli uomini dotti ed eruditi periscono, e quegli scritti che sono stati fatti per tener viva la memoria de’ trapassati vanno finalmente [= alla fine] con essi, o per meglio dire dietro ad essi nell’oblìo e in perdizione».
Ora, sebbene gli studi “periscano”, noi viviamo l’oggi che ci è concesso ... e trascriviamo le due pagine del Dei sugli stemmi e didascalie di Settignano (cfr. le foto nella versione PDF), alcune con relativa e modesta nostra traduzione:
“Santa Maria a Settignano
marmo | Lorenzo del Bu(...) | f. Lorenzo del Buono di Vieri et filior.
d’alberese | f. Chelli et Siminetti et fil.
di marmo | † Mosche Martinacci et filior.
† Martinus e Tommasi e descend. | pietra
Discendenti da ...lo da Gamberaia MCCCLI | pietra
f. Chargioli et suor. | dentro | Io priego Dio che mandi pacie all’anima de’ corpi che diaciano
dentro | f. mona Constanza donna di Raffaello Capellini e de sua discendenti 1513.
Antonius Marchissius et eius honesta uxor Floretta de Ciolis hic iacent, ut sicut vita coniuncti neque separati in morte in vita quoque aeterna copulari merantur.
Obiit Antonius et Floretta anno salutis MDXX Ann. LXX quorum animae requescant in pace.
[Antonio Marchissio e la sua onesta moglie Floretta dei Cioli riposano qui, affinché, come furono uniti in vita e non separati nella morte, meritino di essere riuniti anche nella vita eterna. Antonio e Floretta morirono nell'anno della salvezza 1520. Le loro anime riposino in pace].
Sulla piazza di Settignano
Sulla piazza sotto una statua che doverebbe rappresentare Settimio Severo, di mano, credo io, dello Scherano, questa invenzione che quest’imperatore ponesse il nome al luogo dovette essere di Fabio Segni, che fece mettere questa memoria; e l’inscrizione è sua come dice nel Diario di Gismondo di Buonarroto.
Imperatori L. Septimio Severo ob impositum amoenissimo huic colli nomen, incolae, pictura, sculptura, et architectura per totum terrarum orbe celeberrimi, et antiquis potius praeferendi quam comparandi meriti tanti memores (...)si auspiciis Cosmi Medicis Thuscorum Ducis Inclyti statuam han. p. M.D.L.VIIII [cfr. D. Moreni, Contorni, 1795]
[All’imperatore Lucio Settimio Severo, per aver imposto il nome a questa amenissima collina, gli abitanti, la cui pittura, scultura e architettura sono famosissime in tutto il mondo, e che, memori di tanto merito degli antichi, più preferendo che paragonando, sotto gli auspici di Cosimo dei Medici, duca di Toscana, posero questa statua, 1559].
Sullo architrave d’una porta accanto alla stanza della squola alla quale sono intorno molti ornamenti
Antonii Rossellini scultoris egregii opus vetustate collapsum Alexander Scheranus pietatis ergo restituit M.D.L.X
[L’opera dell’eccellente scultore Antonio Rossellini, caduta in rovina a causa del tempo, fu restaurata per devozione da Alessandro Scherano, 1560].
Sopra un testa di leone
Magnanimo nitet ore leo tua gaudia flora
[Nella bocca generosa, o leone, la tua Flora (Firenze) risplende con manifestazioni di gioia]
Sopra una testa di caprone
Assurgunt capricorne tibi aurea ...
[Capricorno, le stelle dorate si alzano per te]”.
Paola Ircani Menichini, 20 marzo 2026. Tutti i diritti riservati.
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